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Daniel T. Willingham smonta un'illusione diffusa: la frequenza alle lezioni è il miglior predittore del voto universitario, più del QI o della media liceale, eppure il beneficio reale è molto più modesto della correlazione. Una meta-analisi su ventunmila studenti e un esperimento in corsi di economia americani rivelano il meccanismo: sbagli di più le domande sugli argomenti dei giorni in cui eri assente. Gli appunti prestati offrono solo metà del valore, le registrazioni funzionano come supplemento, non come sostituto.
Imparerai:
- Perché la strategia "me li faccio passare" fallisce a metà
- Come i corsi delle otto abbassano la frequenza di dieci punti
- Quale budget di assenze ferma la deriva di fine semestre
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